A firma di Riccardo Terzo

Le strade sono affollate nonostante il grande freddo e i caffè sono pieni di studenti che bevono da tazze bollenti, usciti dall’università, sono le sei di sera e già fa così buio.
C’è chi si sveglia dopo essersi appisolato nel pomeriggio con la musica che va, e va e va e continua ad andare e il tempo rimane sospeso mentre osserva fuori dalla finestra le luci del centro città. Le persone camminano e corrono verso la metro mentre cominciano a vedersi qualche fiocco e si è felici perché alla fine non fa così freddo. E nello stesso momento due persone si abbracciano nel letto, al caldo, sussurrandosi qualcosa all’orecchio, ma la voce è così bassa che non si sente nulla…

I ristoranti cominciano a riempirsi quando scende la sera a Varsavia, quando nella strada principale le luci si accendono e ci si accorge che l’anno sta quasi finendo e alla fine un altro anno arriverà e chissà quante cose sono passate senza che nessuno se ne sia accorto. I parchi cominciano a gelarsi perché fa freddo a Varsavia e le piante gli alberi diventano tutti bianchi. Le mani stanno nei guanti delle persone che passeggiano anche se vorrebbero toccarsi ma fa veramente troppo, troppo freddo. Per arrivare dall’altra parte della città ci vuole tanto e le persone prendo i vecchi tram, quelli che sono lì da anni ma sembrano ormai secoli perché il tempo va avanti ma loro rimangono sempre lì, fermi in quel momento, congelati come le piante a Varsavia.

Dalle bocche di chi parla esce fumo ed è buffo perché i bambini pensano che sia fumo vero, quello delle sigarette, e giocano anche loro come se fossero grandi mentre aspettano che le saracinesche siano abbassate. Che belli i locali di Varsavia, quelli nei cortili, in cui tutti si ritrovano e si rinchiudono dentro per bere un po’ di vodka alla ciliegia, quella buona che non ti fa venire il mal di testa. Ma solo un po’, perché domattina bisogna svegliarsi presto e rientrare è lunga perché a Varsavia si abita lontano dal centro e perché non si ha voglia di dormire poco d’inverno. E c’è chi si abbraccia ancora nel letto e si sussurra ancora qualche parola prima di andare via, a malincuore, e il cuore si spezza perché vorrebbe stare ancora lì e deve uscire a gelarsi ad allontanarsi e chi lo sa se si rivedranno ancora. Fa veramente freddo a Varsavia d’inverno, ma la gente pare non accorgersene perché ha tante cose da fare: la casa, la famiglia, la cucina, l’amore, il lavoro. Non si ha tempo da perdere a Varsavia ed è bello così perché la vita è vita ogni minuto ogni secondo e ogni secondo è vita infinita.

E chi si saluta sa che si rivedrà a Varsavia perché è lì che c’è il ricordo più dolce, perché sa che anche senza dire nulla è lì l’appuntamento, al freddo a Varsavia, perché l’inverno a Varsavia è bellissimo e chi se ne frega se fa freddo, l’importante è vedersi di nuovo e stare al letto, al caldo a sussurrarsi parole che non riusciamo a sentire perché troppo basse, mentre fuori comincia a nevicare e la gente cammina per le strade, d’inverno, a Varsavia.